Siamo nella primavera 2020, per me e mio padre quell’anno è stato forse il migliore tra tutti (lo descrivo qui) e in quel periodo volevo iniziare a condividere con i medici la nostra lunga storia con la SLA, i problemi incontrati e soprattutto quelli risolti o comunque “aggrediti” grazie a tutto quanto avevamo fatto dall’esordio in poi. Ero più che mai convinto – pur essendo un mio parere personalissimo – che l’alimentazione – almeno finchè mio padre ha potuto mangiare da sè – e l’integrazione alimentare ci avessero dato una mano importante su più fronti. Attenzione alle facili illusioni: non sto sostenendo che con alimentazione e integratori la SLA si fermi o guarisca. Purtroppo non è così, e non sai quanto mi piacerebbe poter dire il contrario.

Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.

Eppure, per le esperienze che avevo avuto e per le (numerosissime) pubblicazioni scientifiche che avevo letto – pur da profano – avevo il forte sospetto che la combinazione alimentazione + integrazione ci avesse consentito di reggere meglio, per lo meno rispetto a come sarebbe andata altrimenti. Mi riferisco a tutta una serie di episodi, fattori ed elementi di cui ho raccontato nel blog, da quando l’ho aperto (correva l’anno 2015).

Era la prima volta in cui desideravo aprirmi e confrontarmi con i medici: volevo spiegare cosa ho fatto e sulla base di quale bibliografia scientifica. Ero molto interessato al loro parere. Intendiamoci, temevo che mi avrebbero riso in faccia e cacciato a pedate, però non mi importava. Volevo fortemente un dialogo per esporre il mio pensiero – con la massima umiltà di chi riconosce i propri limiti – e dal quale poter ricavare un’opinione di persone competenti e qualificate.

Ed è così che, per iniziare, mi reco a Milano da un medico ricercatore e professore universitario: lo avevo conosciuto proprio all’inizio della nostra avventura, quindi sapeva per lo meno chi fossi e – last but not least – aveva seguito la vicenda di mio papà. Il giorno dell’appuntamento metto poco gel in testa per non avere troppe punte e sembrare uno squinternato, salgo le scale che mi portano allo studio del ricercatore e vuoto il sacco. Gli mostro tutti gli integratori che ho usato, ne spiego il razionale (razionale secondo me, certo) tiro fuori tanti di quegli studi che pareva dovessimo accendere un mutuo, con tutte quelle carte. Il professore mi ascolta con interesse e, dopo oltre un’ora di dibattito, mi riempie di complimenti fino a stordirmi. Era la prima grande soddisfazione: un riconoscimento così non potevo aspettarmelo, nemmeno nei sogni più incredibili. Ma non finisce qui: il professore alza il telefono, mi spiega che chiamerà un collega neurologo che lavora in un importante ospedale di Milano per chiedergli di ricevermi, ascoltare la mia storia e valutare ciò che ho da dire. WOW, anche se a dire il vero me la facevo letteralmente sotto. Ero terrorizzato che un dottore che non mi conosceva potesse prendermi per matto.

Ho sentito sconquassi nel basso ventre che sembrava avessi bevuto per errore tutto il Movicol di mio papà, a litri. “Tra due settimane appuntamento fissato col neurologo milanese, è un esperto di alimentazione ed integratori ed è il tuo interlocutore ideale“, mi spiega il professore universitario.

L’incontro col neurologo di Milano per parlare di SLA e integratori

Com’è andata? Te lo racconto nel prossimo post, lo trovi qui.

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