Vitamina D e SLA – cosa dicono gli studi scientifici

Vitamina D e SLA – Negli anni ’90, per almeno un’ora prima che iniziasse il telegiornale della sera sentivamo in Tv pronunciare queste parole “D di Domodossola“: chi ha guardato La Ruota della Fortuna (storico programma condotto dall’intramontabile Mike B.) può confermarlo. In effetti, quando un concorrente doveva chiamare la lettera D per cercare di comporre la frase sul tabellone, non poteva che tirare in ballo il comune piemontese. E se la D era presente, ecco che una Paola Barale agli albori ancheggiava ammiccante nel girare le caselle corrispondenti.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


In questo articolo – però – la D non è più di Domodossola ma di Vitamina D che, a differenza della melatonina, è un ormone e di quelli importanti, anche se viene comunemente indicata come vitamina per un errore iniziale di quando è stata scoperta; più o meno la storia è questa. L’organismo umano la sintetizza a partire della luce solare che colpisce la pelle del nostro corpo. Negli ultimi anni sono nati veri e propri “fan club” dedicati all’ormone che vanta proprietà mica da ridere; le donne che soffrono di osteoporosi assumeranno la vitamina per rinforzare le ossa, ad esempio. Ma i vantaggi sarebbero in realtà molti di più, se ne parla infatti per un sacco di problemi dai tumori fino alle malattie neurodegenerative. Chi soffre di Sclerosi Multipla ed è un po’ sveglio saprà già che esiste il chiacchierato “protocollo Coimbra“, messo a punto da un neurologo brasiliano e fondato sulla Vitamina D ad alto dosaggio. Non mi interesso granchè di Sclerosi Multipla, ma da quel che ho sentito pare qualcosa di buono e c’è chi giura di aver avuto risultati significativi. Sarà vero? Non lo so, ma io che non sono un credulone ritengo alcune testimonianze molto attendibili.

Purtroppo – come sempre con la SLA – qui le cose si fanno più complesse e di gente disposta a dimostrare di aver avuto benefici con la Vitamina D non se ne trova nemmeno tra i più accaniti visionari. Allora per un malato di SLA la D è da buttare? Per niente! Tralascio la lunga lista di ottime proprietà, basta una veloce ricerca su Internet o un buon libro per saperne di più e andiamo direttamente al sodo, per noi che abbiamo in qualche modo a che fare con la Sfiga Lenta e Atroce.

Vitamina D e SLA

Le sperimentazioni fatte in questo senso hanno per ora considerato più i topi che gli umani. Uno studio avrebbe dimostrato che ai sorci con la SLA familiare alte dosi di D hanno migliorato il “grip” ovvero la presa della zampa sul terreno. La sperimentazione che più mi ha colpito è canadese, di un paio di anni fa, e hanno somministrato dosaggi equini di Vitamina D a topi con SLA, studiandone gli effetti. Si tratta di un trial preliminare ma dalle conclusioni interessanti. L’ormone – secondo gli scienziati – sarebbe potenzialmente molto più efficace dell’unico farmaco fin qui approvato, poichè andrebbe a colpire una molteplicità di aspetti chiave nella patologia. Vediamoli.

Vitamina D e SLA:

  • riduzione dello stress ossidativo;    Olè!
  • miglioramento della funzionalità dei mitocondri;    Evvai!
  • modulazione del sistema immunitario;    Beccati questo!
  • proprietà anti-infiammatorie coi fiocchi, andando ad inibire citochine e interleuchine infiammatorie;    Tiè!
  • contrasto dell’atrofia muscolare;    Pure!
  • riduzione dell’eccitotossicità dell’eccesso di glutammato;    Me cojoni!
  • incremento di fattori neuro-protettivi.    Apperò!

Sti cazzi… verrebbe da esclamare! Per contro, lo studio considera anche una deliberata restrizione dei livelli di Vitamina D nei topi ammalati, e questo dimostrerebbe che i benefici conseguenti all’assunzione di D vengono meno in corrispondenza della restrizione: insomma da una parte hanno dato D in dosi pesanti, dall’altra ne hanno ridotto l’assunzione, verificando risultati opposti a seconda del gruppo.

Se la memoria non mi inganna, nel momento in cui scrivo una vera sperimentazione su Vitamina D e SLA (nell’uomo) non è ancora stata fatta e quindi – che ci piaccia o meno – non è possibile trarre conclusioni definitive sulla sicurezza e sull’utilità della Vitamina D. Il neurologo Coimbra – quello brasiliano divenuto famoso tra i pazienti di Sclerosi Multipla (il cui protocollo non è però riconosciuto, se non erro) – la consiglierebbe anche per la SLA, ma a dosi più contenute rispetto a quanto dice per la SM. Anche l’altro neurologo che cito spesso – lo statunitense Perlmutter – la raccomanda ai pazienti e ai lettori dei suoi libri, sostenendo che il sistema nervoso è ricchissimo di recettori per quest’ormone e che pertanto è bene fornirglielo in quantità adeguate. Se parliamo di dosi, però, la questione si fa ancora una volta complessa. Coimbra per la SM consiglia dosi da elefante, mentre “si limita” – si fa per dire – a quantitativi da cavallo per la SLA. E qui nasce il dibattito: anzitutto non sarebbe dimostrato che tali valori siano benefici e privi di rischi, ed inoltre le dosi giornaliere raccomandate dalle istituzioni sanitarie riconosciute sono – mi pare – di 400/600 UI (la Vitamina D si misura in Unità Internazionali) in quanto un eccesso di D sarebbe tossico per l’organismo umano. Su quest’ultimo aspetto sono un po’ tutti d’accordo: è il dosaggio tossico su cui c’è il disaccordo!

Approfondiamo ancora un po’ il tema Vitamina D e SLA, senza pretese visto che scrivo per stimolare una riflessione e nulla più, dato che non sono un medico (e se ti intossichi di Vitamina D, sono azzi tuoi, perchè ti ho appena detto che non devi darmi retta! Il rischio che io dica cazzate clamorose c’è).

  • Coimbra, a pazienti con SM, consiglia dosi anche da 100.000 UI al giorno, su Vitamina D e SLA si ferma a “sole” 20.000 circa;
  • Perlmutter, parlando di soggetti sani, consiglia sulle 5.000 giornaliere, che già sono un botto rispetto ai dosaggi raccomandati dalla comunità medica (400/600 UI al dì);
  • a chi decide assume dosi così importanti viene caldamente consigliato di monitorare la calcemia e la calciuria (rispettivamente il calcio nel sangue e nelle urine), dato che il rischio è di innalzare eccessivamente tale minerale fino ad intopparsi – irrimediabilmente o quasi – i reni di calcoli, il che non è una bella cosa;
  • per scongiurare gli effetti di cui al punto precedente, sarebbe bene bandire latticini e così tutti gli alimenti ed integratori ricchi di calcio;
  • per una corretta assimilazione la D va assunta nella prima parte della giornata e a stomaco pieno, specie in concomitanza con grassi tipo olio extravergine di oliva o di cocco;
  • infine il Paratormone: siccome una rogna potrebbe nascondersi nell’avere i recettori della Vitamina D letteralmente fottuti, se non te ne accorgi sei bello felice di prendere la tua D, senza sapere che però non la stai usando e non ti serve a nulla. Per questo negli esami del sangue controlli non solo il crescere dei livelli di D – se decidi di integrarla – ma anche il decrescere progressivo dei livelli di Paratormone (valore ottimale attorno tra 20 e 30, se prendi alte dosi di Vitamina D), il che sarebbe una “garanzia” sul fatto che la D che stai trangugiando va a buon fine.

Beccati la conclusione dello studio canadese su Vitamina D e SLA, diceva più o meno così:

Nella SLA la Vitamina D va a colpire più meccanismi della patologia e riteniamo possa rappresentare in futuro un forte candidato nel trattamento della malattia.

Figata!

Devo però informarti che – se da un lato è vero che ci sono altri studi (ancor più recenti) che parlano dell’utilità della Vit. D nella SLA – proprio qualche mese fa è stato pubblicato un ultimo lavoro che un po’ mi ha fiaccato il morale, mannaggia. Si tratta anche in questo caso di un qualcosa di assai preliminare e non certo conclusivo, ma sembrerebbe essere uno degli unici in controtendenza sul tema sostenendo che la Vitamina D nella Sclerosi Laterale Amiotrofica non sarebbe un fattore di prognosi positivo. Ho parlato con qualcuna delle mie fonti (per me attendibili, ma non posso metterci la mano sul fuoco per te) e sostengono che non sia il caso di abbattersi o preoccuparsi, anche perchè se andiamo a sommare ipoteticamente i vari studi sul tema, penso di poter dire che sono molto più i pro che i contro. Ma questa è una mia opinione. Per andare sul sicuro, per quanto riguarda Vitamina D e SLA è sempre bene non prendere iniziative senza aver consultato il proprio neurologo.

 


Se ti piace leggermi e puoi aiutarmi a combattere questa tremenda sfortuna che si è abbattuta sulla mia famiglia, ti prego di leggere la pagina SOS-TIENIMI.

Un pensiero riguardo “Vitamina D e SLA – cosa dicono gli studi scientifici

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    8 Febbraio 2016 in 1:27 pm
    Permalink

    Intanto non è la D ad esser tossica, ma l’eccesso di calcio che alti livelli di vitamina D possono comportare. Coimbra infatti nel suo protocollo esclude dalla dietà latte e derivati oltre alla frutta secca (permette però i cibi preparati con il latte/burro tipo le torte o uno sgarro ogni tanto perché il calcio bisogna pur assumerlo, però in quantità esigue rispetto a non esser in protocollo). Inoltre il protocollo obbliga l’idratazione (bere) almeno 2,5litri di liquidi al giorno. Nella SM l’obiettivo non è un PTH intatto di 20-30 mg/dl o ng/l, ma il raggiungimento di valori che girino attorno al limite inferiore del range di riferimento del laboratorio presso cui ci rivolgiamo per l’analisi.
    Per la SLA Coimbra dà delle indicazioni diverse (che non conosco bene ma credo che ciò che abbia letto sia abbastanza in linea), ma purtroppo non ha assolutamente i risultati che ha con la SM.

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