SLA esame metalli pesanti – Sarò ripetitivo, ma spero davvero che tu abbia seguito i miei articoli uno dopo l’altro altrimenti finirai per capire meno di quello che si potrebbe. Ora la doverosa e consueta premessa prima di ogni mio post.


SLA esame metalli pesanti – Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


Ho da poco parlato con una persona al telefono, mi chiedeva qualche parere sulla storia dei metalli pesanti per la quale sto andando avanti da un po’. Bene, è ora di condividere con chi mi legge quelli che sono i miei dubbi, le critiche e le possibili risposte a riguardo. Ma la verità in tasca non ce l’ha – almeno per ora – la scienza, figuriamoci se posso avercela io. Si fa per parlare, come al solito.

Ogni volta che ho percorso quelle che ritenevo essere “strade ragionevoli”, ho cercato di guardare tutti i lati della medaglia (e incredibilmente, molto spesso, sono più di due!). Ormai lo sai, non sono un facile-entusiasta e ciò mi impone di verificare, analizzare, ribaltare, criticare e demolire, prima di scegliere. E mi rimane comunque il dubbio, che è buona cosa e mi consente di non rischiare figuracce, prendere delusioni cocenti o più banalmente farmi illusioni. In una parola: consapevolezza. Sì, consapevolezza che è comunque un bel casino. Di seguito ti esporrò i principali punti oscuri che mi hanno tormentato: alcuni vengono da mie riflessioni, altri da critiche – anche pesanti – lette in giro per il mondo e finite in tribunale, con cause tra accusatori più o meno titolati ed il laboratorio analisi USA. Mi riferisco, nello specifico, all’esame dei metalli pesanti cui ho sottoposto prima mio padre e, dopo, anche il sottoscritto (vedi link). In questi lunghi due anni e mezzo ho imparato a diffidare di chiunque; non a pensar male (bando alla malafede!) ma semplicemente a non dare nulla per scontato. L’ambito di cui parliamo genera un sottobosco per la proliferazione di venditori di fumo, ma anche di sedicenti “smascherabufale” non sempre obiettivi, o per lo meno semplicisti nel condannare qualcosa o qualcuno attribuendogli il bollino di “truffa” con un po’ troppa facilità. E anche questo a me non piace.

Vado al sodo.

Critica: il laboratorio USA impiega come limiti massimi consentiti (per i metalli) dei valori talvolta più bassi di quelli universalmente riconosciuti. Abbassando la soglia, è più facile diagnosticare un avvelenamento, che magari non c’è.
Risposta: può essere vero. Va detto però che non ci siamo mai basati sul valore di riferimento del laboratorio, non almeno per sancire l’intossicazione da metalli di un soggetto. Per “noi” intendo io e i ricercatori di cui ti ho parlato. Ti ricordo inoltre che quei ricercatori, con quell’esame, pubblicano studi ufficiali i quali devono per forza avere una certa validazione da parte dei comitati scientifici. E’ un dettaglio che ha un peso. La critica, quindi, ci sta, ma basta avere l’accortezza di “non chiamare l’ambulanza” (leggi: non dichiararlo avvelenato) per un 1% in più di un qualche elemento. Se in un esito uno ha il 6000% del piombo rispetto a quel range (che in effetti è forse un po’ striminzito), non deve allora preoccuparsi? Io direi invece che deve, se il risultato rimane eclatante anche alzando le soglie.

Critica: gli unici range di riferimento riconosciuti per il dosaggio dei metalli nelle urine riguardano soggetti non-chelati (cioè a cui non è stato fatto quel tipo di test di cui ti ho parlato nei primi articoli della categoria) e per di più con una raccolta di urine di 24 ore, non di 12. Ovvero: è ovvio che somministrando un chelante e dimezzando il numero di ore di raccolta delle urine, i valori siano tendenzialmente più alti. Tradotto: il medico ti sta truffando, sta facendo il possibile per riscontrarti una intossicazione gonfiando gli esiti.
Risposta: può essere! Qualche medico potrebbe fare il furbo per venderti inutili terapie di chelazione a go-go. Non è accaduto nel mio caso, avendo a che fare con affermati docenti universitari che non necessitavano dei miei 100€ per vivere e che non stanno chiusi in uno studio di pseudomedicina sperando che non bussi alla porta Ghione di Striscia; anzi, escono allo scoperto pubblicando sulle riviste internazionali. Io ne sono un esempio: nei miei esiti ci sono un po’ di piombo, cadmio ed arsenico ma nessuno mi ha sollecitato ad intraprendere costose chelazioni. Dal canto mio, ho fatto la parte dell’ignorante perchè volevo stanarli, al contrario mi hanno telefonato rassicurandomi: “hai valori compatibili con un sano, non necessiti di trattamenti, ad oggi“. Per questa ragione la critica mossa all’esame ha un suo senso logico, ma basta essere svegli per poterne trarre informazioni preziose semplicemente allargando un po’ le maglie del range e – soprattutto – confrontando gli esiti con quelli di altri soggetti (sani e non), come – tra l’altro – deve per forza fare chi pubblica. In questo modo ci si può ricostruire una serie di range di riferimento specificatamente tarati su questo tipo di indagine. Se finora non ci ha pensato nessuno, beh non mi pare un buon motivo per non guardarci dentro.

A mio giudizio l’esame è tutt’altro che da buttare. Può essere criticato – è giusto dirlo – ma le critiche stesse sono smontabili, o ridimensionabili drasticamente. Quell’esame per me è buono e, se viene effettuato tenendo a mente opportune considerazioni, può dare informazioni che meritano approfondimenti coi fiocchi.

Per ora è tutto, ma non escludo futuri richiami all’argomento. Se credi che il mio “lavoro” (le virgolette sono d’obbligo) valga qualcosa e meriti sostengo, leggi le righe qui sotto.


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2 Comments

  1. Ciao Nick! Mooooolto interessante tutto ciò che scrivi.
    Ti mando un link riportante il problema al quale praticamente hai già risposto nella seconda critica (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/05/07/chelazione-quando-e-terapia-e-quando-rischio/976795/), ma per chiederti, a proposito degli indispensabili co-fattori metallici della sod1: rame e zinco (se ben ho capito, carenti nei soggetti con Sla), i quali potrebbero venire ridotti ulteriormente dai chelanti, se questo può causare un aggravio della situazione.
    Dirò di più: una recente sperimentazione del ricercatore di biochimica Beckman della università dell’Oregon (ancora da verificare sull’uomo, ma con buone speranze), che sembra sia efficace contro la (come dici tu) Sfiga laterale amiotrofica, utilizza una integrazione con un composto chiamato rame ATSM, ma vedo che tu non ne hai ancora parlato (….so che lo farai :-).
    Spero di non avere scritto cavolate….
    A presto!

    1. Ciao Antonio, conosco l’articolo di cui parli. Non dice cose sbagliate a prescindere, semplicemente si limita a parlare della parte “fraudolenta”. La chelazione è la terapia d’elezione per l’avvelenamento da piombo, ad esempio. E sto parlando di medicina, quella tradizionale. Gli studi scientifici di cui parlo nell’articolo sono regolarmente pubblicati. Insomma, come in molti ambiti anche in questo ci sono cose serie e altre meno: l’articolo mi pare si riferisca solo a queste ultime.

      Per quanto riguarda zinco e rame, tu fai riferimento della SLA familiare, che è altra cosa rispetto alla sporadica. Il rimedio del rame ATSM vale (se vale) infatti per la familiare. Nella sporadica di rame forse ce n’è anche troppo, e lo zinco io lo integro regolarmente assieme ad altri elementi che – sono ben conscio – la chelazione sottrae. Insomma, basta fare tutto con la testa e le cose vanno via lisce. Mio padre sta chelando da 12 mesi…

      Va da sè che non sono un medico, pertanto mi sono limitato a darti il mio parere personale che non ha alcuna valenza scientifica. Per qualsiasi iniziativa va consultato il dottore.

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