Se mi segui dal lontano 2014, potrai ben immaginare che davanti ad una pubblicazione recente sulla SLA che conclude con “epigallocatechin gallate (EGCG), curcumin and resveratrol are the polyphenols considered to show the most promising results as a therapeutic alternative for ALS through changes in microbiota“, beh non potevo che leggermela tutta e di gusto.

Ah, traduco la conclusione: “le EGCG (del tè verde, ndr), la curcumina ed il resveratrolo sono i polifenoli che mostrano i risultati più promettenti come alternativa terapeautica nella SLA attraverso la modulazione del microbiota“.

Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.

Vediamo di approfondire insieme per capire cosa c’è di buono, restando però lontani delle illusioni.

La pubblicazione è del 2021 (LINK), a cura di ricercatori spagnoli i quali effettuano una revisione (cioè una sorta di analisi dei risultati di innumerevoli altri studi) sul tema SLA e microbiota intestinale, ovvero i batteri che popolano l’intestino. Pur non essendo io un medico, non credo di dire una bestialità se affermo – da ciò che ho capito nel tempo – che la questione “flora intestinale” ha mostrato via via crescente importanza nell’influenzare la salute umana, malattie neurodegenerative comprese. Un microbiota in forma è un alleato prezioso, tant’è che oltre a fare cicli di probiotici a mio padre (suggeritimi da un primario ospedaliero), ho poi iniziato a cuccarmeli pure io, proprio perchè si tratta di un qualcosa – la flora intestinale – importante per tutti.

E’ anzitutto questione di equilibrio tra popolazioni batteriche buone ed utili, ed altre dannose. Su cosa impattano i batteri (buoni) dell’intestino? Lo studio ci spiega che influiscono ad esempio sui processi infiammatori e neuroinfiammatori, sulla modulazione del sistema immunitario, sulla produzione corretta di neurotrasmettitori come il GABA, il glutammato e la serotonina. Se l’intestino gira bene poichè la flora intestinale è sana, esso promuove il buon funzionamento dei meccanismi suddetti.

Mantenere nel tempo il miglior equilibrio nel microbiota si rivela pertanto una buona idea, in termine di prevenzione in generale ma anche di trattamento nelle più svariate patologie. Attenzione: trattamento non significa cura magica (magari!), a volte si intende anche più semplicemente “dare una mano a reggere“. Piaccia o no, ma è un concetto da avere sempre chiaro nella testa.

Come si mantiene un buon microbiota? Secondo gli autori della pubblicazione le strategie sono molteplici e sinergiche. Si parte dallo stile di vita alimentare che deve essere vario, ricco di vegetali e fibre, poi si menzionano i probiotici ed i prebiotici (questi ultimi sono sostanze ed alimenti che favoriscono l’attecchimento dei batteri buoni, a discapito di quelli dannosi) ed i polifenoli. Si sottolinea come un antibiotico assunto per il trattamento di una infezione batterica vada a scompigliare la flora intestinale. Agli amici con SLA, che spesso vengono trattati con antibiotico, consiglio sempre di sentire il proprio medico per un appropriato reintegro di probiotici terminata la terapia: è un aspetto su cui talvolta ho notato un po’ di leggerezza e – invece – non è affatto da trascurare (l’ho letto in centinaia di studi e, soprattutto, me lo ha spiegato non mio cugino ma il responsabile di Scienze della Nutrizione di un ospedale).

SLA e microbiota

Nella pubblicazione di cui ti sto accennando ci si sofferma poi su sostanze a me ben note, chi mi segue dall’inizio lo sa bene. Vediamone 3 che nello studio sono definite le più rilevanti.

  • Tè verde (si parla di EGCG, sono le catechine del tè verde): è dimostrato aiutare la crescita dei batteri buoni, mentre inibisce quella dei batteri cattivi. Utile anche per la modulazione della produzione di glutammato e di citochine infiammatorie (vedi le arcinote TNF-alfa o IL-6, per citarne un paio);
  • Resveratrolo: altro alleato contro l’infiammazione (IL-6, IL-1Beta, TNF-alfa), è considerato un prebiotico, favorisce quindi la moltiplicazione dei batteri utili all’intestino umano;
  • Curcumina: contrasta i ROS (radicali liberi / ossidazione) e inibisce COX-2 ed altri mediatori di infiammazione, anch’essa funge da prebiotico andando a sostenere la crescita di batteri buoni per la SLA e per il Parkinson ed al contempo a far pulizia – mettiamola così – di batteri cattivi come gli enterobacteria, che nella SLA sono troppi. Questo comporterebbe – secondo i ricercatori – una migliore produzione di GABA e triptofano, neurotrasmettitori utili nella SLA;

Nella pubblicazione si menzionano altre sostanze come acido gallico, pterostilbene, acido caffeico, tutte aventi azione prebiotica, cioè a favore dello sviluppo di un microbiota buono.

Come sai, invito sempre ad evitare i ragionamenti grossolani: anche se piacerebbe a me per primo, inutile pensare di guarire dalla SLA con i probiotici o il resveratrolo. Si tratta, secondo il mio modesto parere, di interventi utili (si pensi ad un malato sottoposto a continui antibiotici, al quale nessuno consiglia – forse un po’ sbadatamente – qualche settimana di probiotici), ma se li intendiamo come bacchetta magica per “migliorare la SLA” rimarremmo delusi, finendo magari col bollarli come del tutto inutili, quando invece non è così. Questo studio non ci racconta che la SLA si cancella tenendo il microbiota in equilibrio, ma ci spiega che la scienza sta indagando pure in questa direzione, essendo che ciò che mantiene una flora intestinale sana potrebbe essere una delle leve da tirare per aiutare. Un aiuto, però, rilevabile dagli studiosi con analisi scientifiche approfondite, non certo da noi profani con le sensazioni misurate a spanne.

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