SLA e infezioni – ANALISI DI UN CAPOLAVORO (parte 2)

Dopo la parte 1 (la trovi qui), accantonato un po’ di sano e comprensibile entusiasmo, è bene procedere con alcune riflessioni il quanto più serie ed obiettive possibili.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


Il risultato incredibile che ho ottenuto nella riduzione delle fasi acute di infezioni polmonari va analizzato e spiegato, nei suoi punti di forza così pure negli insiti limiti fisiologici sui quali non potevo farci molto, ma è bene almeno considerare.

Riprendo il grafico che servirà come base di ragionamento.

Limiti fisiologici

  • Un solo paziente: quello che ho ottenuto riguarda mio papà, un soggetto soltanto. Ciò non sminuisce l’immenso risultato ma prima di stappare bottiglie di champagne… ecco, aspettiamo. Ci sarebbe molto altro da fare ed esaminarlo su larga scala.
  • Mancanza di misurazioni di marker: è la cosa che più mi infastidisce, ma non ho a disposizione un istituto di ricerca o un laboratorio per analisi del sistema immunitario fatte come e quando volevo io. Il risultato clinico resta di rilevanza mostruosa, ma avere il trend di qualche marker beh – se mi conosci – sai quanto mi sarebbe piaciuto. Va detto che, comunque, quanto ho introdotto era già piuttosto dimostrato in sperimentazioni, pertanto è lecito per lo meno ipotizzare che quei marker che io volessi smuovere si siano smossi.

Punti di forza

  • Risultato ottenuto su uno dei peggiori soggetti possibili: SLA, esordio bulbare a inizio 2014 (e per una bulbare di tipo aggressivo è un’era geologica fa), portatore di Picc, Peg e Tracheostomia con ventilazione meccanica, allettato ed ospedalizzato ininterrottamente da metà del 2015. Quanto a sistema immunitario e ad infezioni nosocomiali, capisci che difficilmente si poteva “costruire” un test più in salita: c’erano tutte le carte in regola per fallire!
  • Statistica lunga 3 anni, su paziente fortemente compromesso. Il grafico sopra mostra periodi di 6 mesi ciascuno, su un arco di 3 anni pieni (2017-2018-2019) in una SLA aggressiva iniziata nel 2014. Non ho mica considerato una finestra temporale di 25 giorni, bensì un periodo già lunghissimo di per sè, se poi è rapportato al tipo di soggetto e alle sue condizioni, una statistica triennale mi pare una enormità tale da aver assorbito ampiamente eventuali errori e/o casualità del destino.
  • La difficoltà della sfida era esponenzialmente crescente. Aggiungo un tassello alla discussione. Mio padre – lo sappiamo – è colpito da una forma veloce di SLA bulbare, da gennaio 2014. Bene, sei d’accordo con me se affermo che nel 2019 non ho “giocato” nelle stesse condizioni del 2018 e del 2017? Quanto peggiora un soggetto come mio padre in 3 anni di ospedalizzazione, immobilità ed infezioni? Mi sono spiegato? Intendo che il risultato incredibile del 2019, con particolare riferimento al secondo semestre, prende ancor più valore se consideriamo i 3 lunghi anni di statistiche. L’esito registrato nel 2019 – cioè – non è stato ottenuto a pari condizioni dei due anni prima, bensì su un paziente verosimilmente ancor più complicato dal passare del tempo. Ho “vinto”, ma “giocando” su un campo assai più difficile rispetto agli anni precedenti.

E adesso, che si fa?

Per quanto riguarda mio padre, finchè Dio ci darà la possibilità di combattere lo faremo, ben sapendo che – come affermavo pure nel post precedente – siamo talmente “oltre”, da non poter chiedere di più. Il difficile starà nel riuscire a dimostrare e validare ciò che ho congegnato: non ho risorse, non ho titoli, agganci nè intrallazzi ed il rischio di non combinare nulla, di essere ignorato o addirittura “fregato” è altissimo. Sta a me pensarci, vediamo cosa ne esce. Ho tutta la voglia e l’interesse di condividere e verificare in modo ufficiale ma – se quel che ho fatto si dimostrasse davvero valido – non mi va di assistere da spettatore al furto delle mie idee e di anni passati “in miniera”.

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2 pensieri riguardo “SLA e infezioni – ANALISI DI UN CAPOLAVORO (parte 2)

  • Avatar
    10 Gennaio 2020 in 6:32 pm
    Permalink

    Nick come ben sai io ti ho sempre stimato per quello che sei e per quello che fai, sai benissimo che ti ho sempre seguito ed ascoltato i tuoi consigli, e so che quello che hai scoperto è verificato riguarda le infezioni, sono e saranno molto utili per tutti.Spero che troverai qualcuno che ti aiuta a brevettarlo, ed io sarò il primo a comperarlo .Sai che mia moglie soffre di questi batteri che puntualmente si ripresentano.Spero che nessuno si appropri di questa tua straordinaria invenzione.Grazie e fammi sapere

    Risposta

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