SLA e fattori di rischio – Nuovo studio aprile 2020

Pubblicato in aprile 2020, uno studio italiano (link) insiste su quelli che potrebbero essere alcuni fattori di rischio noti. Nulla di clamoroso rispetto a quanto già si sospettava, ma ulteriori indizi su ciò che merita di essere approfondito.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


Nota bene: si parla di fattori di rischio, ovvero un comportamento / abitudine che aumenta le probabilità di sviluppare una malattia. La faccio ancora più semplice: chi presenta un determinato fattore di rischio non è sicuro di ammalarsi, ha semplicemente più probabilità rispetto a qualcun’altro. Allo stesso modo, chi NON presenta un dato fattore di rischio non è immune ad una patologia vita natural durante, ha soltanto meno possibilità di contrarla. Chiaro? Nei commenti non tirarmi fuori che tuo cugino presentava tutti i fattori di rischio di questo mondo eppure è sano come un pesce, non c’entra un fico secco!

Fatte le debite precisazioni, procedo ad illustrarti cosa ci racconta questa interessante ricerca italiana.

Cosa gli scienziati hanno individuato come possibili fattori di rischio per la Sclerosi Laterale Amiotrofica

Si sono valutate – nello specifico – esposizioni occupazionali/professionali e ambientali. Cosa significa? Hanno distinto il rischio in base a chi un “qualcosa” lo fa per mestiere (occupazione/professione) oppure – nei confronti di quel “qualcosa” – è esposto per ragioni ambientali.

  • Impiego nel settore agricolo, specie se con oltre 10 anni di attività alle spalle;
  • Esposizione professionale a solventi chimici, in particolare diluenti e sostanze usate per la rimozione di vernici;
  • Esposizione sia occupazionale che ambientale ai campi elettromagnetici, anche se – va detto – l’aumento di rischio rilevato sembrerebbe di modesta entità;
  • Esposizione occupazionale a pesticidi, tra i quali i fungicidi stanno sotto i riflettori;
  • Esposizione occupazionale ai metalli pesanti, soprattutto piombo, mercurio e selenio;
  • Prossimità (esposizione ambientale) a bacini idrici, un dato curioso già emerso in altre pubblicazioni dello stesso genere. In quel caso, mi pare, le ipotesi principali ruotavano attorno ad eventuale contaminazione dell’acqua e/o presenza di cianobatteri con la loro tossina BMAA (beta-metilammino-l-alanina).

Come vedi – se già avevi letto sull’argomento – non c’è nulla di sconvolgente rispetto a quanto già emerso, si tratta però di un passo ulteriore verso la conferma di fattori di rischio individuati ormai da parecchie fonti attendibili.

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