SLA e dieta chetogenica: c’è un senso?

SLA e dieta chetogenica – Nuova pubblicazione che ha catturato la mia attenzione: Alternativa terapeutica della dieta mediterranea-chetogenica per migliorare l’attività mitocondriale nella Sclerosi Laterale Amiotrofica (ecco il link). Vero è che mio padre – purtroppo – non mangia più autonomamente da un pezzo, però non ho resistito dal leggere questa review per capire se avessi fatto bene a marcare stretto mio padre e a portarlo su una dieta di questo tipo, fin dal 2014 quando la diagnosi di SLA era solo un sospetto.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


I ricercatori spagnoli introducono l’argomento spiegando come i corpi chetonici abbiano un effetto neuroprotettivo e capace di migliorare la gestione energetica che porta ad una maggiore sopravvivenza dei motoneuroni.

Il cervello – ci spiegano – consuma il 20-25% dell’ossigeno totale impiegato dal nostro corpo, l’ATP è la forma di energia per i neuroni ottenuta dall’ossigeno e dal glucosio. Fermo lì, so già a cosa stai pensando: “Allora posso strafogarmi di pastasciutte, bomboloni, risotti e tiramisù, così mi riempio di glucosio e la SLA mi rallenta“. No, le cose non stanno così, tant’è che la proposta opzione terapeutica per fornire energia è di farlo tramite i corpi chetonici. Poi ti dirò di che si tratta.

Tra i meccanismi di patogenesi della SLA, prosegue la ricerca, si riscontra una eccessiva produzione di radicali liberi (stress ossidativo) collegata alla morte neuronale, sia come fattore primario (lo stress ossidativo accelera la morte dei motoneuroni) sia secondario (a causa delle disfunzioni nella SLA, si formano più radicali liberi). Chiaro? Si passa poi alle centrali energetiche delle cellule, i mitocondri, sostenendo che essi siano uno dei bersagli terapeutici: aiutarli può essere importante per tirare una leva nella decelerazione della malattia. I pazienti SLA – lo dice sempre lo studio – sono a rischio di sviluppare il diabete, probabilmente per una disfunzione nella gestione delle calorie provenienti dai carboidrati (cereali, farinacei), per questo è utile proporre una fonte di energia alternativa. Non potendoti attaccare ad un pannello solare, gli studiosi hanno individuato nei corpi chetonici una possibile soluzione.

Corpi chetonici

Sono molecole come acetoacetato, beta-idrossibutirrato e acetone, prodotte prevalentemente dal fegato e poi trasferite a cuore, muscoli e cervello per creare energia e svolgere effetti neuroprotettivi. L’organismo produce più corpi chetonici in caso di digiuno o di alimentazione povera di carboidrati da cereali. Dato che l’ossidazione incide negativamente sui mitocondri, è bene ricordare come i corpi chetonici inducano una riduzione dei radicali liberi rispetto a quelli prodotti quando la fonte di energia primaria è il glucosio. Essendo lo stress ossidativo uno dei problemi che meritano attenzione nella SLA – scrivono i ricercatori – oltre ad una alimentazione che induca le generazione di corpi chetonici è bene calcare la mano con alimenti antiossidanti.

Dieta Mediterranea: non è proprio quella che pensiamo noi

Finalmente una bella descrizione della dieta mediterranea che – come ho sempre pensato – è un po’ diversa da ciò che comunemente tutti pensiamo. Non è la dieta della pasta, del riso, dei grissini e delle bruschette o della pizza: è un’alimentazione ricca di verdure, frutta, semi oleosi (bacche, noci, mandorle), pesce azzurro, olio di oliva. I ricercatori prendono questa dieta come base, sulla quale aggiungere qualche trigliceride a catena media come l’olio di cocco, un po’ di burro e – al contempo – suggeriscono di decrescere la percentuale di carboidrati da cereali. Speciale menzione per il ruolo antiossidante di alcune sostanze naturali come i polifenoli, l’epigallocatechina gallato del tè verde o il resveratrolo (definito “uno degli antiossidanti più promettenti per la SLA“), oltre che di SIRT1, è infatti fondamentale agire sull’infiammazione cronica alla base di parecchie brutte malattie. Inoltre, sempre secondo la review, i polifenoli sono in grado di regolare al meglio certi fattori di crescita come NGF e BDNF.

La conclusione è presto fatta: esaminati i benefici dei corpi chetonici riscontrati sulle malattie neurodegenerative, anche per la SLA sarebbe d’uopo un tipo di alimentazione che coniugasse i vegetali, gli antiossidanti, l’olio di oliva e il pesce della dieta mediterranea con certi grassi (olio di cocco, burro) e la riduzione dei carboidrati da cereali tipici della chetogenica pura.

Sono contento, nel 2014, di aver agito in tal senso su mio padre. La SLA ha fatto il suo corso ma – così parrebbe – almeno è stata tirata anche la leva dell’alimentazione per contribuire ad un rallentamento rispetto a quella che sarebbe stata la velocità della SUA malattia.

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