SLA e ANTIDEPRESSIVI: migliorano l’umore?

SLA e ANTIDEPRESSIVI – Oggi affronto un tema da sempre tra i più “caldi” sui social SLA: come migliorare l’umore di un paziente con la malattia dei motoneuroni? Quali sono gli antidepressivi per tirar su il morale a chi soffre della patologia? Attenzione, leggi bene le righe in rosso qui sotto.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


Lo spunto per discuterne è una recentissima (gennaio 2020) pubblicazione scientifica a cura di ricercatori di una prestigiosa università statunitense, la Emory di Atlanta, questo il link. Lo studio affronta tanti importanti argomenti in merito alla malattia, stavolta ho deciso di cominciare a raccontarti cos’hanno rilevato iniziando dalla questione “umore”.

Facciamo un passo indietro. Era il 2014, la SLA di mio padre aveva esordito ormai da mesi e – essendo una forma purtroppo aggressiva – già si stavano manifestando non poche difficoltà di deambulazione e comunicazione. Mio zio, temendo forti ripercussioni sull’umore di mio padre, prese appuntamento con uno psichiatra di fama e insistette affinché ci andassimo con suo fratello (cioè mio papà) per valutare se fosse il caso di impostare una terapia farmacologica a sostegno del mood.

Personalmente non ero così persuaso dall’idea di somministrare antidepressivi nella SLA, però oh – in questi casi – che fai? Affidiamoci all’esperto.

Il celebre psichiatra tenta di fare due chiacchiere con mio padre, ma – come ti anticipavo – l’eloquio, causa disartria, era quello che era. Niente paura, c’ero io a fare da interprete. Morale della favola? Ho apprezzato la spiegazione del medico, onesta e non volta a spingere farmaci se non indispensabili. Ci disse più o meno queste parole: “L’antidepressivo può aiutare in caso di un problema del cervello, organico/meccanico, ovvero una depressione intesa come patologia mentale. Qui, invece, siamo in presenza di un signore – tuo padre – preoccupato essendo consapevole di avere la SLA. Quando qualcuno si trova ad affrontare problemi concreti, oggettivi, beh… o la situazione si risolve e cesserà la sofferenza psicologica, oppure – purtroppo – non esiste farmaco in grado di ridimensionare l’angoscia per un guaio oggettivo ed evidente. Questa è la realtà“.

Capito la storia? Coincideva con ciò che pensavo su SLA e antidepressivi. Lo psichiatra fu bravo a fare il suo mestiere di medico evitando di prescrivere gocce “su richiesta”.

SLA e antidepressivi: cosa dice la pubblicazione di gennaio 2020?

Ora veniamo alla pubblicazione cui facevo riferimento all’inizio del post. Il risultato che vedi nel grafico qui sotto è il confronto – su oltre 1.500 pazienti (tanti!) – dell’umore in ammalati di SLA che assumono o meno antidepressivi

Fonte

Hai visto con i tuoi occhi? Il livello dello “stato d’animo” è lo stesso, sia in chi prende farmaci sia in coloro che ne fanno a meno, scrivono chiaramente i ricercatori. L’antidepressivo, cioè, non ha migliorato di alcunché la qualità dell’umore del malato e questo – presumo – proprio per ciò che mi spiegava il bravo psichiatra incontrato nel 2014: se dispiaceri e depressione sono figli non tanto di una malattia mentale quanto – piuttosto – di un problema pesante ed oggettivo, ahinoi – piaccia o no – non ci sono medicinali che tengano. Poi ogni caso è a sè, per carità, ma la statistica riportata nella pubblicazione ufficiale è chiara. Nel documento si esaminano pure eventuali differenze considerando varie tipologie di farmaci per l’umore ma alla fine della suonata… nessun vantaggio rispetto a chi non prende nulla. SLA e antidepressivi? Stando ai dati, farne uso è del tutto inutile.

Non c’è proprio niente da fare?

Non credo serva una laurea in psicologia per dedurre che il miglior sostegno (possibile) per il soggetto siano affetto, attenzioni e calore umano in ogni sua forma. Psicofarmaci e goccine che raddrizzano lo stato d’animo sembrerebbero – secondo la ricerca della Emory University – una illusione, almeno in casi come questi.

Spero di averti lasciato uno spunto di riflessione e ti ricordo – ancora una volta – di non prendere iniziative in alcun senso se prima non hai consultato il medico che ti segue.

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