Forse pubblicano uno studio – vero – su mio papà! (SLA e 12 mesi di metalli pesanti)

Quel concentrato di misteri impenetrabili che è mio padre mi porta a scrivere questo nuovo post, a seguito di notizie non molto buone che mi sono giunte da poco. Non so nemmeno come interpretarle: da un lato la ragionevole certezza che stiamo sparando nel punto giusto, dall’altro la consapevolezza che bisognava scatenare la guerra moooolto prima, almeno per avere una chance di qualcosa. Ah, se è la prima volta che leggi il mio blog – per evitarti di non capirci nulla – ti consiglio di consultare in ordine cronologico tutta la categoria metalli pesanti.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


A quali notizie mi riferisco? Sono passati ben 12 mesi da quando abbiamo iniziato a togliere metalli, beninteso non per auto-medicazione nè per insistenza di qualche ciarlatano, ma su indicazione di professori di una grossa università italiana che avevo incontrato l’anno scorso e che vantano diverse pubblicazioni scientifiche.
Se il primo esito era devastante ed il secondo incredibile, che dire del terzo? Sì, perchè dopo un anno di terapia per rimuovere gli avvelenamenti riscontrati era giunto il momento di un nuovo check-point, ovvero il dosaggio nelle urine dei metalli a seguito di una quarantina di chelazioni.

Non sapevamo in cosa sperare: non trovare più nulla significava constatare che pur raggiunto lo scopo, gli effetti sarebbero stati deludenti. Al contrario, trovare ancora tracce di metalli poteva infondere la speranza (irrazionale) di avere un altro pezzo di strada da percorrere, per poi raccogliere i frutti. Di sicuro ci si aspettava un risultato che certificasse la prossimità alle soglie di tolleranza. E invece…

Invece mi telefona la professoressa che coordina il team di ricercatori dell’università, e per la terza volta è sbalordita. “Vorremmo fare uno studio solo su suo padre“, esordisce. Pensavo fosse una battuta per sdrammatizzare; invece no, diceva davvero. Mi invita ad andare davanti al computer per leggere gli esiti che mi stava inoltrando. Apro e… boom! “Eh va beh, ma allora ditelo!“, ho pensato, prendendomela con non-so-chi.

Commentiamo al telefono e il succo della conversazione è più o meno il seguente:

Si tratta di un caso interessantissimo, nel quale le cause alla base del problema potrebbero essere molto, molto evidenti (infezioni + avvelenamento folle da metalli pesanti). Stupisce che dopo 12 mesi di terapia, l’organismo continui a buttare fuori quantità di metalli che sarebbero impressionanti già se si trattasse del primo esame, non di quello dopo un anno di cure! Dunque che fare, in cosa sperare? E’ imprescindibile andare avanti per vedere cosa succede. Certo, tutti sappiamo che si tratta di una corsa assai tardiva. Ma ormai… tanto vale giocare, finchè si può e senza aspettarsi finali degni di una favola. Il problema è talmente macroscopico da rendere inutile l’inseguire chissà quali farmaci sperimentali: qui bisogna svelenire uno pieno fino… al midollo. Un caso tanto singolare, da valutare l’opportunità di pubblicarci uno studio coi fiocchi.

La bella notizia è che l’esame mette in luce – e riconferma con forza –  la probabile origine di tutti i mali. So che non è poco. Quella brutta è che per disinnescare la bomba ci vorrà un sacco di tempo. E, viste le condizioni, anche questo so non essere poco.

Ora approfondisco e ti spiego quello che ho capito. Ricordati che l’esame non può dirci quanti metalli ci sono nell’organismo: può solo misurare quanti ne escono a seguito di una sollecitazione. Dopo un anno di terapie, andando a sollecitare ne scendono ancora una valanga: segno che ne era strapieno prima e che ne ha ancora un botto da smaltire. E segno che le cure, del resto, stanno sortendo il loro effetto: quello di prendere da dentro e buttar fuori. Ci sono però un paio di rogne: quel che finora è stato dentro, ha già fatto un bel danno (e togliere una potenziale causa non significa rigenerare quanto già distrutto, ahinoi), mentre ciò che rimane da rimuovere – ed è parecchio – di certo non se ne sta dormiente, ma continua a rendere la vita difficilissima a qualunque reazione metabolica, giusto per dirne una.

Insomma, roba da craniate al muro; ci sto andando più che mai vicino. La strada può anche essere giusta: ma è lunga e siamo partiti in tremendo ritardo. Inoltre le intossicazioni sono così al di sopra delle medie da aver generato (insieme a chissà cosa; anche se potrebbero bastare da sole, mi dicono!) una malattia di una violenza non comune e certamente sistemica. Ad essere andati KO non sono stati solo i motoneuroni, lì dentro – in mio papà, intendo – tutto è andato a farsi friggere. Lo testimonia la paurosa cachessia, ad esempio: una magrezza non certo causata da uno scarso apporto calorico, bensì da un metabolismo svalvolato.

E ora via con la tabella. Di seguito troverai l’elenco dei metalli testati ed i tre risultati:

dopo il primo esame (quindi senza aver mai effettuato terapie di chelazione);
dopo il secondo (5 mesi di terapie);
dopo il terzo esame (a 12 mesi di trattamenti).

Anzitutto potrai vedere che si parte da valori immensamente al di sopra del limite massimo (100%), poi noterai che mentre alcuni metalli stanno finalmente scendendo (ma se pensi in quanto tempo, c’è da mettersi le mani nei capelli), altri sono drasticamente aumentati, come il bario o l’alluminio. Questo non significa che mio padre ha più bario oggi di quanto ne avesse prima: semplicemente ne sta buttando fuori – sempre più – quantità disumane; il che lascia intuire quanto ne fosse (e ne sia ancora) pieno.

Per rendere l’idea, prima dei tre esiti di mio padre ti copio il mio risultato (in blu). Potrai renderti conto delle differenze tra me e lui che è ammalato. Certo, anche io ho qualche metallo come tutti i sani: non viviamo in terre incontaminate, d’altronde.

I valori fino a 100% sono considerati normali. Di poco sopra, sono fisiologici o comunque riflettono scostamenti giustificati dal metodo. Molto sopra sono invece allarmanti.

 Nick 1° esito 2° esito 3° esito
Alluminio  31% 208% 316% 360%
Antimonio  0% 300% 0% 0%
Arsenico  240% 21% 0% 0%
Bario  13% 2143% 5857% 8857%
Berillio  0% 0% 0% 0%
Bismuto  0% 0% 0% 0%
Cadmio  163% 713% 2125% 1038%
Cesio  49% 122% 167% 267%
Gadolinio  0% 13800% 13400% 10400%
Piombo  320% 6000% 4950% 4000%
Mercurio  50% 143% 163% 0%
Nickel  58% 288% 388% 500%
Palladio  0% 0% 0% 0%
Platino  0% 0% 0% 0%
Tellurio  0% 0% 0% 0%
Tallio  40% 40% 80% 0%
Torio  0% 0% 0% 0%
Stagno  0% 55% 208% 1425%
Tungsteno  18% 150% 13750% 525%
Uranio  0% 0% 0% 0%

Beh, di lavoro da fare ce n’è ancora parecchio, mi sa 🙂
Concludo lasciando qualche altra ricerca sui metalli, il tutto fornitomi sempre dai professori. Un po’ di concetti qua e là (in inglese, perdonami) ma che rendono una vaga idea del disastro che può essere successo.

Alluminio: Once in the nucleus, it adversely affects protein formation. Long-lived cells such as neurons are susceptible to long-term accumulation.

Bario: Elevated levels may interfere with calcium metabolism and potassium retention. Chronic exposure to Ba may be manifested by muscular and myocardial stimulation, tingling in the extremities, and loss of tendon reflexes.

Cesio: Cesium may cause epileptic seizures because it can share the same receptor as the excitatory bioamine glycine. Cesium can interfere with active ion transport by blocking potassium channels and also can interfere with lipid metabolism. Excessive Cs may modify plasma membrane integrity, alter cytoplasmic components and cause cytogenetic damage.

Nickel: Because Ni can displace zinc from binding sites on enzymes it can affect abnormal enzymatic activity.

Stagno: Inorganic Sn excess may invoke ataxia and muscle weakness and may affect liver and kidney functions. Tin can impair liver function by reducing the P-450 mixedfunction oxidase enzyme system thereby hampering enzymatic detoxication.

Tungesteno: Tungsten has an antagonistic relationship with molybdenum (Mo) decreasing hepatic Mo concentration and reducing the effectiveness of sulfite and xanthine oxidases.

 

Se hai letto del tungsteno, avrai letto anche del molibdeno. Ne parlerò. Ho tralasciato il piombo, di cui ho già scritto qui, e ti consiglio di leggerlo se ancora non l’hai fatto.

Allora? E’ o non è un bel casino?


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Un pensiero riguardo “Forse pubblicano uno studio – vero – su mio papà! (SLA e 12 mesi di metalli pesanti)

  • Avatar
    6 Aprile 2019 in 2:07 pm
    Permalink

    I professori che ti hanno consigliato la terapia chelante ti hanno detto della percentuale di efficacia? Scommetto che è ridicola ovvero che non risolve il problema? Hai perso tempo! Non hai avuto risultati perché la chelazione chimica non funziona.
    Sei duro di testa! Devi usare il MORA o l’ISOTERAPIA!

    Nex

    Risposta

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