L’anno scorso avevo lasciato i miei auguri passando velocemente in rassegna il Natale di ciascuno degli ultimi anni, parafrasando i titoli dei cinepanettoni, a partire da:
Natale di merda a casa (2014)
Natale in rianimazione (2015)
Natale in ospedale (2016)
Natale in ospedale 2 (2017)

Di fatto siamo oggi a Natale in ospedale 3. Ciò che importa – comunque – è l’aver posticipato a data da destinarsi l’uscita di Natale al Cimitero, e questo è già qualcosa.

Stavolta sono in ritardo con il mio post natalizio, ma non ho intenzione di rinunciarvi. Purtroppo stamattina dovevo smaltire l’ingente mole di auguri accumulatasi da una decina di giorni, per raggiungere il picco massimo ieri sera, più la seconda ondata di stamattina.

Guardate che social e app di messaggistica sul cellulare ci hanno fatto impazzire tutti. I più insidiosi sono i gruppi di Whatsapp perchè prima pensi di cavartela con un augurio collettivo, però poi ci rifletti e ti sembra quasi di sminuire qualche partecipante con cui sei più intimo, quindi procedi al contatto one-to-one con l’augurio personalizzato. Non si sa mai. Finito Whatsapp apri la mail e il medesimo tizio te lo trovi pure lì, ti aveva anticipato con un JPG con sfondo di nevischio, scritte in inglese e – se ti va bene – anche una donna nuda col cappellino rosso e il pon-pon bianco. Che fai? Non rispondi? Rispondiamo. Praticamente solo tra Whatsapp (in gruppo + one-to-one) e la mail ti sei già fatto gli auguri con la stessa persona 3 volte. E siamo ancora alla vigilia.

Nell’epoca dell’internet sul telefono, ho amici con cui ci facciamo gli auguri di Buon Natale da Ognissanti, in una sorta di rincorsa da loop mentale, usando tutte le piattaforme che il Web mette a disposizione. E menomale che non ho Twitter, Instagram e altre amenità che aborro, finirei in primavera.

Comunque il peggio è passato, dai, sono già le 12:30 del 25 dicembre e prevedo una relativa calma a partire da stasera… Ma attenzione, è solo la calma prima della tempesta (la quiete è di Leopardi, e viene “dopo”).

Infatti, tra il 30 ed il 31 inizia un’escalation di video sul felice anno nuovo: alcuni con le donne nude, altri con le donne vestite, con i fuochi d’artificio pixellosi e le musichette in un crescendo di eccitazione virale che neanche alle riunioni dei multilevel marketing arriverebbero a tanto. La sera del veglione di San Silvestro il telefono è vittima di un vero e proprio assalto, nell’ordine: dapprima quelli che per liberarsene ti scrivono buon anno a ridosso della mezzanotte (pazienza se te li avevano già mandati 3 volte assieme a quelli natalizi), poi ce ne sono un centinaio che allo scoccare della fatidica ora, prima di brindare con amici e parenti che hanno di fronte, inviano post fotocopia a raffica su quel diavolo di Whatsapp. Inizi a respirare che di fatto sono le 2, anche stavolta sei sopravvissuto gestendoti da solo e senza dover assumere una persona dal 20/12 al 3 gennaio per star dietro agli auguri. Ma…. HAAAA!!! Povero illuso! E quelli dell’1 mattina, dove li metti? Che sono poi gli stessi con cui ti eri scambiato gli auguri la vigilia di Natale, poi anche il 25 ed il 31 due volte (di giorno e a mezzanotte). Beh dicevo, ti svegli l’1 e taaaac, il cellulare suona notifiche che se fossero note musicali ne uscirebbe la marcia di Radetzky.

Moltiplica almeno 3 auguri con ogni persona, approssimati per difetto (Vigilia, Natale, 31 e 1 e sarebbero già 4 di media, quindi sono stato basso sparando un 3), per tutte le persone con cui sei in contatto: lavoro, amicizia, conoscenza. Aggiungici che facendo le veci di mio padre ho anche tutti quelli che lavoravano con lui, i suoi amici e conoscenti. Un numero spaventoso!

Con l’avvento di internet e la diffusione degli smartphone, gli auguri di Natale e Buon Anno gratis ed immediati prima o poi faranno scoppiare i neuroni a qualcuno. Se fatti più di una volta e attraverso più di una piattaforma – quale che sia la piattaforma – dovrebbero diventare reato al pari dello stalking.

Cioè sta diventando un lavoro! 😀 Nei miei amati anni 90, specie nel primo quinquennio quando ero un bambino, fare gli auguri di Natale era una procedura con parecchie barriere all’entrata, direbbero gli economisti. Anzitutto non c’erano cellulari, nè Internet, pertanto avevi due chance: alzare il telefono per trovarsi in bolletta l’interurbana con lo scatto alla risposta oppure mandare un biglietto cartaceo, il che a sua volta implicava andarlo a scegliere, pagarlo, aggiungere il francobollo (da pagare anche quello), tornare a casa a scriverlo ed infine cercare una buca delle lettere. Capisci che quando decidevi di farti vivo da qualcuno per gli auguri – a voce al telefono o per iscritto con un biglietto da spedire – le incombenze erano diverse, le programmavi prima e finivano lì. Il biglietto o la chiamata erano, dettaglio non di poco conto, omnicomprensivi: Best wishes di Natale e Capodanno in un’unica e comoda rata anticipata. Non ci pensi più, fino a 365 giorni dopo.

Ok, ora inizio il mio post sulla SLA. Anzi no, preparerò quello dell’anno prossimo (lasciando in bianco il titolo del film, non si sa mai) così a dicembre penserò solo a rispondere agli auguri, che tanto l’articolo l’avrò già fatto e non resterà che un click per pubblicarlo.

E adesso faccio il serio: ho davvero gradito i tanti auguri degli amici che soffrono, combattono o hanno combattuto.

Anche da parte mia, di cuore, un Buon Natale e un 2019 strepitoso ricco di soddisfazioni sfavillante …vabbè insomma che almeno non faccia troppo schifo, dai. Facciamoci la firma!

Sono riuscito a strapparti un sorriso? Se vuoi, fammi sapere che ne pensi nei commenti! E lasciaci pure gli auguri, non si sa mai che non ce li siamo ancora fatti 😀 😀 😀

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