Farmaci, Integratori e SLA – Sì ai FARMACI, no agli INTEGRATORI!

Farmaci, Integratori e SLA – In questo articolo voglio condividere un’idea che mi sono fatto sul tema del titolo.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


Specifico – per non essere frainteso – che non ho nulla contro i farmaci e faccio il tifo sfegatato perchè al più presto arrivino medicine in grado di curare la SLA. Potrei essere tanto scemo da sperare il contrario?

Detto questo, 3 anni di interminabili ricerche personali mi hanno inculcato un pensiero. Pensiero di cui discutevo non più di qualche settimana fa assieme al capo di un team di ricercatori di una grossa università italiana (sì, se già mi segui: sempre quelli!) che stanno sfornando studi sui metalli pesanti e malattie neurodegenerative. Con loro mi sono aperto perchè abbiamo idee simili (certo, le mie non sono qualificate) e la chiacchierata è istruttiva; parlavamo del fatto che in certe malattie neuro il solo cambio di alimentazione ed alcuni integratori portano a risultati tangibili. Se ci penso, pure io con i miei integratori qualcosa ho ottenuto, per giunta su una SLA di quelle imbestialite. No, non dirmi che sto illudendo: non ho guarito niente, non c’è stato alcun miracolo. Semplicemente, noto come gli integratori siano in grado di modificare certi esami di mio padre e come – se qualcuno ha una spiegazione migliore me la dii (così direbbe il compianto Villaggio) – in alcuni casi i risultati siano stati misurabili e “pesanti”. Ci fosse stato un modo migliore per sistemare una insufficienza epatica, una cachessia e una piaga da decubito di quel tipo, beh ditemelo. Io so che non c’era, me lo hanno detto i medici. E so che con gli integratori qualcosa (di decisivo) è successo. Lo riconoscono sempre i medici, quindi prenditela con loro se storci il naso. D’altronde io racconto una storia e un punto di vista senza pretese, che nessuno è obbligato a sposare.

Tornando alla chiacchierata coi ricercatori, convenivamo su un punto: oltre ai farmaci (non al loro posto, ma “oltre”) ci sarebbero altre aree su cui investire con convinzione. Alimentazione ed integrazione sono due aree di intervento probabilmente promettenti ma – essendo la maggior parte della ricerca privata (quindi con legittimi obiettivi di bilancio e di profitto) – è facile capire come convenga dimostrare un rallentamento seppur blando da parte di un farmaco brevettabile piuttosto che di un integratore di libera vendita. Figuratevi a chi conviene investire per dimostrare che la SLA rallenta con olio di cocco, centrifugati di verdura e mandorle mentre accelera con pastasciutta, brioche oppure latte e biscotti. Oddio, in realtà lo hanno pure dimostrato (link), ma non gliene frega molto a nessuno. Nè ai medici, nè ai pazienti ben più affascinati dalla parola “farmaco” che da “dieta”. Che poi magari rallentano poco e un cazzo entrambi, solo che il primo è costoso e magari non disponibile da subito, l’altra è gratis e la puoi fare oggi. Ma non c’è niente da fare: “farmaco” accende speranze smisurate e scalda i cuori. La “dieta”, no.

Rileggevo i dati sul resveratrolo una sostanza di derivazione naturale e dalle molteplici proprietà. Di studi ce ne sono moltissimi anche su altri integratori assolutamente promettenti nella SLA. Tutte queste pubblicazioni hanno un denominatore comune che salta all’occhio: concludono che sono sostanze interessantissime. Primo. E, secondo, non vengono quasi mai (o mai del tutto) sperimentate sull’uomo per verificarne gli effetti e confrontare i risultati. Cioè l’integratore oltre alle prime fasi di studio non va, nonostante la conclusione sia positiva. Il farmaco alla fine ci arriva, anche fosse una ciofeca che praticamente anzichè perdere l’uso delle braccia a settembre te lo fa perdere a Santo Stefano. Ma alla fine ci arriva. E a qualcuno viene prescritto! L’integratore – invece –  si ferma prima. Ciò non si spiega con strampalate teorie del complotto, il problema sta in una ricerca prevalentemente privata e – come è giusto che sia – interessata a ciò che è profittevole. Il difetto sta nel manico (ricerca privata piuttosto che pubblica), non nell’avidità (altrui). Se qualcuno non è d’accordo, apra lui stesso una casa farmaceutica, investa e lavori senza pretendere di avere in cambio uno stipendio o degli utili. Gliene saremmo tutti grati a suon di “Mi piace“!

Quindi? Quindi non sapete che curiosità avrei di vedere un trial col resveratrolo ad alte dosi, con l’hericium, la silimarina o l’astaxantina. Vedere confronti e sfide tra un integratore e un farmaco, tra dieta e farmaco, tra integratore+dieta contro un farmaco da rallentamento. Pagherei per assistere ad uno show del genere. Non do per scontati i risultati – ci mancherebbe – ma sarei davvero curioso di vedere quanto un resveratrolo (per dirne uno a caso) rallenta rispetto ad un edaravone o un masitinib. Che figata sarebbe!

Farmaci, Integratori e SLA

Uno studio recente e – se non sbaglio – italiano metteva in luce come un malato di SLA con una proteina C reattiva più alta abbia mediamente una progressione più rapida. Si è subito parlato di “studiare farmaci che riducano la proteina C reattiva“. Ho un dubbio, grande come una casa ma resta comunque un dubbio. Per ridurre – anche drasticamente – la C reattiva dobbiamo proprio attendere lo studio, lo sviluppo, la sperimentazione e la messa in commercio di un farmaco? Non esiste qualcosa di gratuito e fattibile da subito per raggiungere lo scopo? Il problema è il medesimo: cercare e studiare un farmaco porta brevetti e guadagni. Un integratore o uno stile di vita no.

Probabilmente non lo sapremo mai, non almeno in modo scientifico, con trial, fasi e verifiche meticolose. Perchè di vendere consigli alimentari e capsule di funghi (senza esclusiva) non conviene a nessuno e poi – diciamocelo – l’idea della pastiglia chiamata “farmaco” affascina di più anche noi. A prescindere.

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