Non so da dove cominciare, tanto che l’argomento è – già di per sè – vasto e ricco di spunti. Eravamo rimasti all’autunno 2015 dove, con la collaborazione di professori di una grossa università italiana, ero riuscito nel mio intento di capire se i metalli pesanti potessero avere qualcosa a che fare con la malattia di mio padre, per il loro arcinoto ruolo neurotossico; non a caso sono tuttora oggetto di studio nelle pubblicazioni sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica e su altre neurodegenerative. Inutile riassumerti tutto, meglio il solito consiglio di rileggerti bene gli articoli della categoria (link qui) affinchè tu possa riprendere la storia e capire cosa ti sto per illustrare.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


A settembre 2015 mio padre era già in condizioni assai precarie, quando si presenta con prepotenza la questione metalli. Non avendo nulla da perdere ed essendo uno che da subito ha deciso di lottare come un ossesso, era il caso di tentare anche questa pur con le dovute considerazioni su cosa era lecito attendersi. Le troverai negli articoli che precedono l’attuale. Avevamo previsto, d’accordo con i professori, un nuovo controllo dopo 10 trattamenti di rimozione (la cosiddetta chelazione). Per tragedie varie che si sono susseguite nei mesi a venire, in più di una occasione abbiamo dovuto sospendere le infusioni, non a causa delle stesse. Così ho deciso di effettuare il controllo una volta toccata quota 15, nei primi di marzo 2016. Da quando avevamo iniziato la terapia mio padre non era certo migliorato e nemmeno si poteva notare un qualcosa che somigliasse ad un arresto di una progressione violentissima sin dall’esordio: insomma delusione totale. Leggendo quà e là mi sono reso conto che solitamente una disintossicazione si compie con i 10 trattamenti ed essendo noi ormai a 15 senza alcun beneficio manifesto, beh che volevi pensassi? “Di metalli ormai sarà vuoto, di cose positive non ce n’è manco ad usare la fantasia… quindi un bel buco nell’acqua. Avevano ragione quelli che dicono – a vario titolo – che la chelazione è la solita bufala, o che comunque è del tutto insensata“. D’altronde qualche racconto di chi ha provato a chelare c’è, e di finali entusiasmanti non se ne trovano. Quei pochi che hanno tentato l’approccio, hanno portato a termine la solita decina di trattamenti (quali, e come? Su questo si potrebbe discutere), per poi arrendersi di fronte all’evidenza di un nulla di fatto. Il controllo era quindi per me poco più di una formalità che avrebbe “formalizzato” – scusa il gioco di parole – la chiusura della parentesi metalli: tolti tutti, e… successo un cazzo!

Siamo a poco prima di Pasqua 2016, quando ricevo una telefonata dal coordinatore dei ricercatori dell’università. Pensavo volesse farmi gli auguri, invece no! L’esito era arrivato con qualche giorno di anticipo ed era sconvolgente! Cioè? Strapieno! Ancora? Esatto! “Ma rispetto agli altri delle sperimentazioni, rimane il peggiore quanto ad intossicazione?” chiedo. “E di gran lunga…“, risponde.

Che diavolo stava succedendo? Provo a spiegarti quel che ho capito e vediamo se riesco a non farti confusione. Riprendo un esempio che devo aver già fatto a proposito di qualcosa: calza anche in questo caso. Pensa ad un albero carico di mele: l’albero è il paziente, mentre le mele sono i metalli. L’esame non ti consente di contare quante mele ci sono sull’albero (ovvero non si individua la quantità di metalli nell’organismo, cosa impossibile), quindi si procede a scuotere l’albero e contare a terra quante ne cadono. Misurando quante ne sono cadute, puoi avere una idea di quante presumibilmente ce n’erano e magari ce ne sono ancora. Mi spiego meglio: se scuotendo l’albero con vigore cade una mela sola a terra, potrai desumere che sull’albero non ve n’era chissà quale quantitativo. Ma torniamo a quell’arbusto di mio papà: scuotendolo la prima volta, sono usciti un sacco di metalli. Poi per 15 volte gli abbiamo fatto un trattamento anti-metalli, ed infine lo abbiamo “scosso” di nuovo. Risultato? E’ scesa un’altra valanga di mele, cioè ce n’erano così tante che… ce ne sono ancora troppe! Questo può – in tutto o in parte – spiegare il perchè degli insuccessi: quale prodigioso miglioramento o anche solo quale rallentamento del decorso si può ottenere, infatti, in un paziente avvelenato? Quale integratore, farmaco o quale staminale può fare effetto in un organismo in cui le cellule sono contaminate, i mitocondri asfittici, il dna aggredito?

Penso di essere uno dei pochi (o forse l’unico, almeno tra “gli SLA” di cui ho notizia all over the world) che è arrivato fino a questo punto: 15 flebo con nuovo controllo, ed esito che impone di continuare. E sia! Come già dicevo poco sopra, non credo esistano grandi chance se uno prima non viene “svelenito” come Dio comanda, per questa ragione continuo a testa bassa. Certo, ora qualunque cosa è forse inutile, ma preferisco combattere – senza grandi illusioni – piuttosto che arrendermi del tutto.

Sul tema c’è ancora tantissimo da discutere (riflessioni, ed anche possibili obiezioni), ma non ha senso mettere troppa carne al fuoco. Fermiamoci qui e leggiti i risultati.

Ho fatto un’unica tabella riassuntiva. Ti spiego la prima riga, così capisci anche le altre. Per quanto riguarda l’alluminio, nella prima colonna trovi l’esito dell’esame che ha rivelato l’intossicazione (208% del valore massimo consentito). Nella seconda colonna, scopri quanto è il valore dopo 15 trattamenti rispetto a quel massimo consentito (316%, segno che sta buttando fuori addirittura più alluminio di prima). Infine, la terza voce riporta la differenza tra i due esiti: sempre nel caso dell’alluminio, dopo 15 trattamenti mio padre sta espellendo il 52% in più rispetto alla prima volta. Il che è anche inquietante: da un lato significa che ce n’era davvero tanto, dall’altro che per toglierlo serve mooolto tempo. Guardati gli altri, e capirai che disastro, perchè per molti metalli il discorso è analogo.

  Differenza rispetto a valore massimo consentito Differenza rispetto a valore massimo consentito, dopo 15 settimane di terapia Differenza dosaggio da prima a dopo le 15 settimane di terapia
 
alluminio 208,00% 316,00% +51,92%
antimonio 300,00% 0,00% -100,00%
arsenico 21,33% 0,00% -100,00%
bario 2142,86% 5857,14% +173,33%
berillio 0,00% 0,00%
bismuto 0,00% 0,00%
cadmio 712,50% 2125,00% +198,25%
cesio 122,22% 166,67% +36,36%
gadolinio 13800,00% 13400,00% -2,90%
piombo 6000,00% 4950,00% -17,50%
mercurio 143,33% 163,33% +13,95%
nickel 287,50% 387,50% +34,78%
palladio 0,00% 0,00%
platino 0,00% 0,00%
tellurio 0,00% 0,00%
tallio 40,00% 80,00% +100,00%
torio 0,00% 0,00%
stagno 55,00% 207,50% +277,27%
tungsteno 150,00% 13750,00% +9066,67%
uranio 0,00% 0,00%

Una domanda su tutte: ma dove cazzo lo ha preso il tungsteno?

Allora, che ne pensi? Puoi dire la tua qui sotto.


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