Ti ricordi dov’eravamo rimasti? Scusami se insisto, ma ti consiglio caldamente di tenere sott’occhio tutta la categoria “Metalli Pesanti” del blog, affinchè tu capisca come si deve l’evolversi degli eventi, altrimenti rischi di leggere i miei articoli perdendo il filo e non cogliendo eventuali interessantissime curiosità.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


Bene, la storia riparte da settembre 2015 quando prendo appuntamento con un gruppo di ricercatori di una delle più famose università italiane, i quali sono attivi nelle pubblicazioni scientifiche sulle malattie neurodegenerative ed i metalli pesanti: volevo incontrarli per chiedere loro dell’esame del piombo eseguito a mio padre durante il processo di diagnosi differenziale e per sapere se era il caso di approfondire, visto che finora avevo quasi ignorato tale ambito. Prima di quella data mi ero studiato parecchio il tema, con le controversie di cui ti ho accennato nel post precedente (link).

E fu così che venne il giorno… è una calda metà mattina di fine estate 2015, l’incontro è con la Professoressa che guida il team, mi riceve nel suo studio privato. Ho passato la notte a chiedermi: “Che faccio? Sto sul vago? O dico tutto? Parlo di dieta, integratori, zecche, borrelie e micoplasmi, per passare per pazzo? O sto coperto?“. Mi dicono che la Prof, nonostante rappresenti quanto di più accademico, sia di mentalità aperta; decido così di osare. L’incontro inizia freddamente, come il classico dei primi appuntamenti. Procedo con il resoconto dei sintomi, dell’esordio, poi mi butto. Comincio con l’alimentazione e la Prof non si scompone, mi ascolta anche se sembra pensare a chissà cosa. Mi interrompe dicendomi che: “sì, la dieta è fondamentale, lo conferma un neurologo che lavora insieme a noi, ci sono certi casi di malattie neurodegenerative dove anche la dieta si rivela un alleato fondamentale. La Sla è certamente la più tosta, purtroppo, ma fai benissimo a selezionare gli alimenti“. “Wow” – penso tra me e me – “che culo! Allora posso tentare di dire anche il resto…“.

Sfodero niente meno che il Western Blot sulla Borrelia (quello della fantomatica banda P41 positiva) e le immunoglobuline su Micoplasma, più gli LTT su altre co-infezioni. La Prof non sorride affato, anzi si mostra affascinata. Le spiego il perchè sono passato attraverso esami infettivologici diversi, dei falsi negativi, dell’immunosoppressione, del test antibiotico indotto. Fioccano complimenti che mi lasciano interdetto, arrossisco incredulo. Mi dice, testualmente: “che sotto la SLA ci possa essere anche qualcosa di infettivo lo sospettiamo sul serio. Ti do il contatto di una mia collega dell’Ospedale XXX (toh, proprio quello della diagnosi di SLA, com’è piccolo il mondo!), è una esperta di infezioni, contattala assolutamente“. Lo feci, e come è andata te l’ho già raccontato qui.

E’ il momento dei metalli, la Prof mi spiega che i metalli tossici sono da tempo sospettati di incidere in molte patologie tra cui quelle a carico del sistema nervoso. Secondo i loro studi, una correlazione sempre più importante pare emergere, ma è una materia in cui si è ancora agli inizi. In certi casi possono essere la causa principe, in altri possono rappresentare uno dei multi-fattori che concorrono all’insorgenza della patologia. Le mostro gli esami sul dosaggio nel piombo e nelle urine proposti durante la differenziale, e mi dice che sono… inutili; se ci fosse stato piombo o altro, con quegli esami la possibilità di trovare qualcosa era assai bassa. Insomma, la Prof di fatto conferma quello che dicevo nel post precedente sul blog. Quindi? Me ne torno a casa con una boccetta di chelante da somministrare in vena a mio padre ed un kit per raccogliere le urine al momento giusto, per poi andare a dosare il piombo e molto di più. Tutto interessante, ma il mio sesto senso mi diceva che mio padre di metalli pesanti non ne avesse mezzo: non ha mica fatto il saldatore, nè ha lavorato nell’industria bellica. Ah, il servizio di leva l’ha fatto nei pompieri! Però vabbè, intanto che siamo in ballo, balliamo. Facciamo anche sto esame e togliamoci il dubbio.

Dopo quasi due ore di colloquio io e la Professoressa ci salutiamo, come fossimo diventati amiconi. Le ho spiegato anche degli integratori e dei problemi al fegato (poi risolti, vedi qui) che – in quel periodo – erano emersi con prepotenza. Quell’incontro lo ricorderò tutta la vita: si è creata una empatia incredibile, il team ha preso a cuore il caso di mio padre e mi hanno riempito di complimenti che neanche mia nonna si era mai spinta così in là.

L’esito è atteso due settimane dopo l’invio del campione.


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