Carboidrati e cervello: i cereali fanno bene ai neuroni?

Oggi parliamo di carboidrati e cervello. L’argomento è tanto ampio che ormai medici e scienziati ci hanno scritto libri su libri. Provo a condensare i contenuti affinchè sia possibile trasmettere il senso del mio pensiero.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


Riguardo al tema, nel corso dei secoli le abitudini sono cambiate notevolmente: facciamo sempre meno attività fisica e ingurgitiamo sempre più carboidrati da cereali. La nostra alimentazione si è spostata – e di molto – su questi nutrienti e la cosa è lampante: colazione coi cereali, i biscotti e le fette biscottate, a metà mattina i cracker, a pranzo pane, pasta e grissini, al pomeriggio con un panino o una merendina e la sera – se vogliamo star leggeri – abbiamo la minestrina (frumento, o riso). Non dico sia così per tutti, ma penso sia al di là di ogni ragionevole dubbio che il carboidrato sia divenuto il pilastro dell’alimentazione odierna. A consigliarcelo sono stati anche i media che vantano le proprietà dei cereali, così come gran parte dei nutrizionisti. Solo in tempi recenti alcuni medici hanno sollevato qualche forte dubbio a riguardo ed essi – va detto per correttezza – rappresentano ancora una minoranza. Dagli USA abbiamo il neurologo Perlmutter, il medico Terry Whals e tanti altri. In Italia, ad esempio, il Dott. Mozzi è schierato da tempo contro l’uso/abuso di cereali; anch’egli non è comunque il solo.

Per cominciare a capire l’argomento iniziamo a distinguere i cereali senza glutine e quelli con il glutine.

Quest’ultimo è presente ad esempio nel frumento, forse il cereale di cui più ci nutriamo (pasta, pastina, cracker, biscotti, snack, merendine, pane, pizza, grissini, ecc.), è sostanzialmente una proteina che i medici “anti-cereale” ci segnalano come dannosa, anche per via della sua concentrazione negli anni via via aumentata. Per ragioni di lavorazione, specie a vantaggio dell’industria alimentare, sono state selezionate nel tempo varietà di frumento molto più cariche di questa proteina rispetto al passato: credo che l’affermazione che faccio sia difficile da contestare. Il glutine permette infatti una maggior facilità di lavorazione e cottura, consentendo l’ottenimento di una pasta morbida e collosa, adatta all’impasto in serie e certamente alla soddisfazione del palato. Tali concentrazioni di glutine – però – sarebbero dannose per l’apparato digerente e per le pareti intestinali, sulle quali si formerebbe una vera e propria colla che col tempo limiterebbe il corretto assorbimento dei nutrienti. La proteina in questione sarebbe anche deleteria perchè non facilmente digeribile e tollerabile dall’organismo umano e porterebbe ad una serie di problemi seri, anche neurologici. E’ vero che chi è intollerante al glutine soffre di una patologia ben definita, denominata celiachia. E’ altresì vero – secondo certi esperti – che un po’ tutti lo siamo (intolleranti) e saremmo ancora più a rischio poichè non avendo una conclamata celiachia finiamo per mangiare glutine per l’intero corso della vita: la proteina sarebbe quindi un nemico silente per decenni, fino a un certo punto. E’ una teoria che non convince la maggior parte dei nutrizionisti, ma è comunque in ascesa tra gli scienziati del settore.

Sbarazzarsi allora di tutti gli alimenti con glutine? Non è facile, perchè frumento e quindi glutine si trovano ovunque. Inoltre, tale proteina, parrebbe essere semplicemente un aggravante per quanto concerne i cereali. Cosa voglio dire? Che togliendo i cereali agglutinati non avremmo risolto – secondo questa teoria – tutti i problemi che risiedono nella totalità dei cereali stessi: il portare infiammazione, alzando la glicemia. Gli zuccheri sono nutrienti altamente infiammatori, me lo diceva anche il nutrizionista che ho conosciuto in occasione dell’ultimo ricovero di mio padre, in ospedale. Mi disse: “tuo padre ha la patologia infiammatoria per eccellenza, va ben nutrito evitando zuccheri semplici“; gli chiesi un esempio e rispose “…tipo il riso“. Il neurologo Perlmutter o il connazionale Dott. Mozzi confermerebbero la non-felice accoppiata carboidrati e cervello. I cereali sarebbero alimenti che una volta digeriti e metabolizzati porterebbero ad un immediato innalzamento della glicemia e dell’infiammazione dell’organismo, questo favorisce l’insorgenza di patologie infiammatorie dalle più semplici alle più gravi e complesse. Di testimonianze a riguardo ne ho anche io qualcuna, per quel che vale. Mio padre – gran mangiatore di cereali (pasta, pane, ecc.) – ha sofferto per decenni di mal di testa quotidiani, oltre che di acidità di stomaco e reflusso gastrico. Per questi due problemi nello specifico l’ho visto prendere pillole quasi ogni giorno. Quando nel 2014 ci stavamo avvicinando alla diagnosi di SLA e decise di seguire una dieta particolare (di cui ti ho già parlato), notò immediatamente la scomparsa dei mal di testa e dall’acidità di stomaco che lo colpirono per una vita! Incredibile davvero, ma potrei giurarlo! Fu pure lui sconcertato.

Carboidrati e cervello

Il libro La Dieta Intelligente di David Perlmutter è una fonte inesauribile di studi scientifici che dimostrano come cereali e glicemia siano strettamente legati a declini cognitivi e malattie neurodegenerative. Come avevo scritto in un articolo precedente, i cereali risulterebbero anche dei “peggioratori” dell’emogas, esame fondamentale per quelle malattie in cui all’orizzonte può esservi una severa complicanza respiratoria, in quanto innalzerebbero il livello di anidride carbonica nel sangue.

Anche altri organi sarebbero interessati negativamente dal consumo di cereali, ad esempio il fegato. In proposito, i nemici noti sarebbero gli alcolici e la carne di maiale (salumi, insaccati), ma anche i cereali rivestirebbero un ruolo nelle disfunzioni epatiche. Idem per la tiroide, su cui porto la testimonianza di mia madre. L’ho convinta a provare la dieta Mozzi e la sua tiroidite (che lei rifiutò da sempre di curare con i farmaci) – tolti i cereali – andò ridimensionandosi.

Ho letto alcuni studi e sono da brivido: hanno testato quanto possono cambiare sintomi psicologici o neurologici passando da una alimentazione imperniata sui carboidrati ad una che esclude i cereali. Ne ricordo tanti, ma per ragioni di spazio ne cito uno soltanto. Studiavano il mal di testa: a chi tolsero i cereali, i mal di testa diminuirono enormemente. Inoltre, dimostrarono che cereali (e quindi glicemia e infiammazione) riducevano le dimensioni del cervello, provocando morte di neuroni. Non fidarti di me, fai qualche ricerca anche tu. E mi raccomando: stai su cose ufficiali, studi pubblicati e con valenza scientifica.

Non mi sognerei mai di dirti che togliendo i cereali risolvi la SLA, non sono impazzito. Dico solo che è un passo su cui riflettere, niente di più. Io per primo, agli inizi del blog, scrissi di avere ben chiaro che la dieta – nella SLA – era un’arma necessaria ma non sufficiente.

Mio padre del resto me lo dice sempre: “ho fatto da subito la dieta, eppure…” e io replico “…beh, almeno non hai più mal di testa!


Se ti piace leggermi e puoi aiutarmi a combattere questa tremenda sfortuna che si è abbattuta sulla mia famiglia, ti prego di leggere la pagina SOS-TIENIMI.

3 pensieri riguardo “Carboidrati e cervello: i cereali fanno bene ai neuroni?

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    7 Agosto 2015 in 1:21 pm
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    Bene…sono perfettamente d’accordo, oltre ai cereali, glutine etc… è dannoso anche il sale e l’alluminio…da cui è più difficile difenderci.

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  • Avatar
    5 Novembre 2019 in 11:08 am
    Permalink

    Interessante e grazie per l’aiuto che date!

    Risposta

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