Ashwagandha e insonnia: la MIA esperienza

Oggi NON ti parlerò molto di SLA, bensì di una mia esperienza personale con la sostanza protagonista del titolo: l’Ashwagandha (nota anche come Withania Somnifera). Il protagonista del post, stavolta, non è mio padre.

Come l’ho scoperta?

La mia avventura con gli integratori ha origine nei primi mesi in cui mio padre sembrava proiettato verso la diagnosi di SLA, poi divenuta purtroppo effettiva. Prima di allora, in effetti, di integratori, erbe, piante e sostanze del genere non me ne era mai importata una cippa. Invece, leggendo le pubblicazioni scientifiche e – successivamente – confrontandomi con medici esperti (di medicina ufficiale, non guru alternativi) ho compreso come talune sostanze per certe situazioni possano avere un ruolo dimostrato nei trial clinici. A mio padre la somministro (sentito il parere del dottore) per ragioni varie: neuroprotezione, contrasto a infiammazione e altre proprietà (ne parlai anni fa qui e qui). Attenzione a non fraintendere: non cura la SLA, nè farà i miracoli che tutti vorremmo. Semplicemente, assieme a medici competenti in fitoterapia, è stata selezionata questa pianta da inserire nel “protocollo” di integratori di mio papà. Non chiedermi se, in merito alla SLA, sono soddisfatto: i benefici non li vedi ad occhio nudo, ci si fida dei risultati delle sperimentazioni capendo come e dove l’Ashwagandha può agire, entro i limiti del prodigio.

Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.

L’esperienza su di me

A furia di leggere studi scientifici, ammetto di aver imparato un sacco di cose prima sconosciute o, comunque, approfondito concetti di cui già avevo sentito parlare ma riuscendo, ora, ad averne una visione più tecnica e dettagliata. Ad esempio, è dalla consultazione delle pubblicazioni che sto cambiando pian piano la mia alimentazione, al contempo ho iniziato anche io stesso ad assumere certi integratori, per proprietà che spaziano su molti meccanismi d’azione. Perchè – per me – ho scelto l’Ashwagandha (ASH)? Beh, un po’ per i motivi di cui sopra (capacità neuroprotettive, antinfiammatorie, antiglicemiche, ecc.), e poi per un paio di caratteristiche che si sposavano con le mie esigenze. Devi sapere che l’Ashwagandha è approvata ufficialmente come tonico-adattogeno, ovvero è in grado di contrastare la stanchezza fisica e mentale. Non è un farmaco nè fa miracoli, ma è dimostrato che nel medio-lungo termine i soggetti cui è stata somministrata hanno visto ridursi i valori sulla scala della stanchezza e dello stress, rispetto a coloro che si sono beccati il placebo (fonte). Per me che faccio una vita di m… poteva essere utile.

Ashwagandha per favorire il sonno

Tra gli studi più interessanti (per il mio caso), ho trovato quelli che mettono in luce la capacità dell’ASH di contrastare i disturbi del sonno, tra l’altro tramite un’interessante azione GABAergica (fontealtra fonte). La cosa mi ha stuzzicato, dovendo registrare negli anni un peggioramento drammatico della qualità del riposo notturno, ulteriormente complicatasi con la malattia di mio padre che rappresenta per me una grande fonte di stress, preoccupazioni e fatiche. Addormentarsi è divenuto sempre più difficile, ore ed ore a rigirarmi nel letto pregando di prender sonno. Una volta dormiente, ecco il problema dei risvegli: tanti ogni notte e seguiti da nuove difficoltà a riaddormentarmi. Dulcis in fundo, mettici anche l’impossibilità di riuscire a riposare a lungo, anche in quelle rare mattine in cui potrei concedermi qualche ora in più a letto. Ormai era inutile mettere la sveglia o non metterla, il risveglio avveniva sempre troppo presto e finivo per alzarmi in anticipo, stufo di guardare il soffitto.

Ero così disperato da ricorrere alle benzodiazepine, prescrittemi dal medico di base. Miracolo: la prima sera di farmaco faccio una ronfata di quelle che erano secoli… Ma non è tutto oro quel che luccica. Non sono uno sprovveduto, sapevo bene quanto le benzodiazepine non potessero rappresentare la soluzione. Anzitutto l’idea di dipendere da un farmaco, specie di questa tipologia, non mi entusiasmava, conoscendone i potenziali effetti collaterali nel tempo. Inoltre, sapevo benissimo che se avessi preso quelle gocce ogni sera, nel giro di poco avrei dovuto aumentare la dose e – in un futuro prossimo – il farmaco avrebbe smesso di farmi effetto. Per queste ragioni, ho tenuto quel boccettino come rimedio estremo per mali estremi. Cosa intendo? Che ne riconosco senz’altro l’effetto super, specie su uno come me che non usa farmaci per dormire (non ne sono assuefatto), così ho deciso di impiegarlo solo poche sere all’anno, in quelle occasioni in cui ho un disperato bisogno di una notte di sonno profondo e – magari – di dormire qualche ora in più una mattina in cui mi è possibile. In 365 giorni, prenderò le benzodiazepine non più di 5/6 volte: funzionano divinamente, non rischio assuefazione, dipendenza e nemmeno effetti collaterali.

Ok – ti chiederai – e per i restanti 360 giorni, continui a dormire di merda? In effetti sì, però qualcosa ritengo mi abbia aiutato.

Dopo i primi mesi di assunzione di ASH, ho potuto notare come il mio sonno – pur non equiparabile a quello di una notte sotto benzo – sia via via migliorato. Non ho risolto tutti i miei disturbi, te lo dico chiaro, però mi sembra che vi sia un risultato inequivocabile. Da qualità “disastrosa”, se dovessi dargli un voto, oggi la definirei quasi “accettabile”. Forse ti sembrerà poco, ma fino a prima di usare l’ASH, anche solo pensare ad un sonno passabile era utopia pura, mentre oggi – a parte qualche notte terribile – posso dirmi moderatamente soddisfatto del mio dormire. Il progresso, insomma, è stato evidente, solo che partendo da una situazione disastrata non si poteva puntare alla perfezione. Non sono uno che dà molto peso alle sensazioni (spesso errate, poichè basate su preconcetti e osservazioni senza competenza) ma quello che ho notato, di fatto, è ciò che ho letto nei risultati delle sperimentazioni su Ashwagandha e insonnia: riduzione del tempo per addormentarsi e minor numero di risvegli per notte rispetto al periodo pre-treatment e al placebo. Niente effetti speciali, non è un erba magica che fa scomparire tutti i mali, del sonno e non, ma una sostanza che può aiutare in determinate circostanze.

Alcune note importanti. Prima di tutto non confondere il potenziale effetto dell’ASH con quello di un farmaco: agiscono con meccanismi differenti e anche il loro effetto avviene secondo tempistiche imparagonabili. La benzodiazepina porta di norma ad un risultato immediato, dalla sera stessa di utilizzo (ma con tutti i limiti dell’uso continuato: assuefezione, dipendenza, effetti collaterali), mentre l’ASH – agendo in modo completamente diverso – nelle sperimentazioni cliniche ha portato i suoi benefici nel medio termine. Ricorda, infine, che se hai disturbi del sonno è comunque opportuno il parere del medico: non metterti a giocare e a fare prove con i farmaci, soprattutto, ma nemmeno con gli integratori. E’ vero che questi ultimi sono di libera vendita e libero consumo, ma qualora l’obiettivo fosse il contrasto ad un problema inerente la salute è fondamentale comprenderne bene meccanismi e reali potenzialità, con l’aiuto di un medico ferrato in materia.

Nel mio piccolo posso affermare di aver raggiunto un buon compromesso: ASH tutti i giorni, con le benzodiazepine nel cassetto da usarsi non più di qualche volta l’anno, quando mi è indispensabile recuperare in modo certo e immediato un po’ di ore di sonno.

Spero che questo post ti sia utile per una riflessione e se ritieni il mio blog meritevole di sostegno puoi effettuare una libera donazione mediante il tasto qui sotto.

4 pensieri riguardo “Ashwagandha e insonnia: la MIA esperienza

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    4 Ottobre 2020 in 10:31 am
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    Su di me funziona 1/2 compressa di Zolpidem 15 minuti prima di andare a letto, sono anni che la prendo dopo avere abbandonato le benzodiazepine.

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    • Nick The Quick
      9 Ottobre 2020 in 9:36 am
      Permalink

      CIao Alessandro, quello che menzioni è un farmaco che potenzia il Gaba, ma io – salvo situazioni estreme – preferisco evitare l’assunzione di farmaci per dormire. Mio parere personale e nulla più, sia chiaro.

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  • Avatar
    7 Novembre 2020 in 2:39 am
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    Ciao Nick, 4 o 5 anni fa ho avuto un’esperienza assolutamente terrificante con “il dormire”. Non parlo di sonno, ma proprio di riuscire a dormire, in pratica avevo paura di dormire, facevo brevissimi sonnellini di 5 o 6 minuti, non riuscivo a stare a letto e durante il giorno ero in continuo movimento. E’ durato circa tra mesi, andava di lusso quando, in più riprese, riuscivo a dormire 2 ore a notte. Uscivo e camminavo, giravo per il quartiere a qualunque ora, facevo chilometri e chilometri, ma senza allontanarmi troppo da casa perché non potevo metterci troppo a tornare, in caso di necessità. Il problema era diverso da quello di cui parli nell’articolo, io il sonno lo avevo, ma avevo paura (non so trovare un altro termine) ad addormentarmi.
    Dall’omeopatia alla fitoterapia ne ho provate molte, ma il mio stato, il mio problema era troppo grande.
    In tre mesi ho perso 8 chili, tra stress e chilometri (veramente molti) fatti a passo svelto.
    Non ho mai fatto gran uso di farmaci, di nessun tipo, il massimo che può essermi capitato è prendere qualche cosa per un raffreddore o per un mal di gola, assolutamente mai preso nulla per dormire o per calmarmi. Addirittura avevo paura a prendere farmaci sedativo/ipnotici, nello stato in cui ero temevo che aumentassero il sonno che già avevo, ma non riuscissero a farmi rimanere addormentato. All’apice del problema ho pensato di farmi ricoverare, con tutte le problematiche che ciò avrebbe comportato.
    Un grande amico, psichiatra, e mia moglie mi hanno, alla fine, convito a provare: tanto peggio di cosi non poteva essere.
    Etizolam. In punta di piedi ho iniziato con mezza dose minima. Nulla. Volevo lasciare, ma ancora il mio amico e mia moglie, mia hanno aiutato a continuare. Dose minima: nulla, però mezz’ora la facevo. Dose media: molto bene, riuscivo a dormire anche tre ore. Per me era un bel traguardo, non stavo certo recuperando, ma iniziava ad andare meglio, comunque il momento di coricarmi era sempre problematico. Piano piano, sempre con le gocce, a volte un po’ di più, a volte un po’ di meno, ce l’ho fatta, ed ho continuato a prendere per qualche mese. Poi ho iniziato ad “uscire” dall’etizolam, una goccia in meno, solo mezza dose minima, qualche volta mi coricavo senza e poi correvo a prenderlo, qualche volta mi coricavo senza e andava bene. Nel giro di qualche mese sono uscito. Ora ho sempre nell’armadietto la mia boccetta di etizolam, ma non la uso, può capitare molto raramente, un paio di notti a stagione, in quelle che tu chiami “situazioni estreme”.
    In soldoni: la chimica mi ha tirato fuori da un difficile guado, non ce l’avrei fatta diversamente, riconosco la sua utilità e ritengo che non si debba avere paura di usarla, serve per evitare di sprofondare in una situazione terrificante come quella che ho vissuto io. Ma è e deve rimanere una ciambella di salvataggio, magari da tenere ancora per qualche passo sull’asciutto, ma poi te la devi togliere, perché così, quando e se ti servirà di nuovo, funzionerà ancora.
    Scusa l’off topic, non c’entra con l’ASH, ma forse come esperienza può essere utile, anche solo per conoscenza.

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    • Nick The Quick
      16 Novembre 2020 in 6:26 pm
      Permalink

      Hai fatto benissimo a riportare la tua esperienza, che tra l’altro è anche molto curiosa.

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