Con l’antibiotico mi muovo di più e sto meglio, perchè?

La domanda nel titolo l’ha posta un paziente italiano piuttosto conosciuto sui social e sul quale possiamo permetterci di non avere dubbi: ciò che riporta corrisponde davvero alla sua personale impressione.

Io non sono certo la persona indicata a rispondere al suo quesito: non sono un dottore. Proverò a dare la mia modesta opinione, di nessun valore medico-scientifico, da semplice curioso e interessato alla materia. D’altronde gli antibiotici sono stati tra i primissimi argomenti del mio blog e – tra gli incompetenti, sia chiaro – sono forse uno dei più aggiornati.


Ricorda sempre che non sono un medico, quanto leggi in questo sito è solo il racconto di una storia e del mio parere personale. Per informazioni attendibili e per qualsiasi iniziativa devi consultare un medico.


In effetti ciò che riporta l’amico italiano non mi è nuovo: nel mondo ci sono diversi aneddoti in proposito e nei forum dei pazienti SLA di oltreoceano non è impossibile imbattersi nella medesima domanda: “Perchè, se per qualche ragione, mi somministrano un certo antibiotico mi sento meglio e mi pare di avere anche un recupero temporaneo di alcune funzioni?“. Attenzione: è un fenomeno che accade a qualcuno. Una esigua minoranza.

Partiamo dall’antibiotico: se non ricordo male sia in quanto asserisce il malato italiano, sia nei post letti in giro per il mondo, l’indiziato numero 1 è il ceftriaxone (è il nome del tipo di antibiotico). Ceftriaxone che con la SLA ha più di qualcosa a che fare: è stato infatti protagonista di una sperimentazione in tempi comunque recenti, nella quale i ricercatori lo avevano impiegato per la sua capacità di contrastare l’azione del glutammato (uno dei vari elementi chiave nell’insorgenza dell’amiotrofica). Alla fine la pista ceftriaxone fu abbandonata perchè – mi pare – non portava a grandi risultati nonostante un inizio promettente.

Lo stesso antibiotico è però uno dei trattamenti d’elezione della malattia di Lyme, l’infezione causata dal batterio Borrelia, che si dice possa anche imitare la sintomatologia di una SLA e per questo in diversi centri in tutto il mondo la sierologia per il batterio viene controllata durante l’iter della diagnosi differenziale. Ricordo benissimo una intervista su un quotidiano locale ad un tizio sospettato di avere la SLA a cui – in un ospedale italiano – hanno trovato una positività alla Borrelia: gli hanno somministrato un mese di antibiotico e in quel mese gli sembrava stesse succedendo un miracolo. Terminati i 30 giorni di terapia, la SLA ha ripreso il suo cammino. La risposta ufficiale è stata che il ceftriaxone può avere un effetto transitorio per la sua azione anti-glutammato. Sono altresì certo che tra gli esperti di neuroborreliosi qualcuno potrebbe pensare che fosse il caso di proseguire la terapia antibiotica, ma qui entriamo in un campo complesso in cui la mia opinione vale quanto la carta igienica: mi limito a dirti quello che so con la mia totale buonafede. Insomma la domanda è chiara: quel tizio aveva la SLA ed è stato meglio per l’effetto transitorio dell’antibiotico, o aveva una infezione che imita la SLA e andava proseguita la terapia antibiotica? La medicina la sua risposta l’ha data, anche se non mi stupirei – nella medicina stessa – di trovare qualche opinione differente.

So bene quanto questi fatti si prestino a ragionamenti affrettati e magari grossolani: non fateli, sarebbe un clamoroso errore. Dopo che l’amico italiano di cui parlavo inizialmente ha postato il suo dubbio, in diversi mi hanno contattato chiedendo a me consigli su che antibiotico provare. Chi mi conosce bene, invece, credo non mi abbia nemmeno interpellato: non sono io la persona a cui chiedere per iniziative del genere. Non sono un medico ma penso di poter dire che prendere un antibiotico a casaccio, così tanto per provare qualcosa, sia una assoluta follia: molto probabilmente inutile, sicuramente dannosa.

La controversia tra SLA e borreliosi è molto dibattuta tra i pazienti e un po’ – credo – pure tra i ricercatori (vedi le pubblicazioni in proposito): chi dice che la borrelia può – in certi casi – simulare una SLA, chi dice di no, chi sostiene che possa essere talvolta una causa/concausa della SLA stessa. Boh! Certamente tra gli studi scientifici c’è il caso di un medico diagnosticato di SLA che si è poi scoperto positivo alla Borrelia, ha preso ceftriaxone a dose doppia non per un mese ma per un’annata e la SLA gli è quasi del tutto sparita. So che sembra una cazzata fotonica, ma la libertà di opinione mi consente almeno di raccontarla: il medico l’ho poi conosciuto e la pubblicazione scientifica esiste. Da qui a dire che tutti i malati hanno la Borrelia e potrebbero essere curati ce ne passa: questa è una fantasia.

Nella mia testa di profano, rimarrei comunque curioso di una sorta di indagine in proposito, fatta come ho descritto nei primi articoli del mio sito. Se vuoi sapere il mio pensiero, rammentandoti sempre che non ha valore, è questo: scommetterei (50€, per non rischiare troppo) che la Borrelia qualcosa può c’entrare. Vista la variabilità e la multifattorialità della SLA, qualcuno potrebbe non essere infetto, qualcun’altro potrebbe esserlo e potenzialmente avere una botta di culo come quel medico, altri potrebbero avere la Borrelia come una di chissà quante componenti sottostanti la malattia. In questi casi l’antibiotico – pur sensato ed opportuno (sotto controllo medico) – non risolverà certo da solo il quadro.

Nel prossimo post ti racconterò del mio scambio di opinioni con quel medico.

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2 pensieri riguardo “Con l’antibiotico mi muovo di più e sto meglio, perchè?

  • Avatar
    29 Giugno 2017 in 8:09 am
    Permalink

    Caspita! È proprio quello che succede a me, con l’ antibiotico sto meglio!

    Rispondi
    • Avatar
      21 Febbraio 2019 in 12:25 am
      Permalink

      Usa lo strumento Mora per trovare le cause scatenanti la tua patologia.
      Micoplasmi,funghi,metalli,ecc.
      Saluti
      S.

      Rispondi

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